Diabete per Pasqua: un rapporto complicato?


Tornano i festeggiamenti pasquali e, come da tradizione, le uova di cioccolato, le colombe artigianali, gli interminabili pranzi della Domenica.

Ma come dovrebbero essere affrontati questi “must” da un paziente diabetico?

Purtroppo sono molte le persone che vengono dimesse con una diagnosi di diabete che non hanno nessuna informazione a riguardo. L’educazione domiciliare è ancora una realtà lontana, i pazienti vengono gestiti a livello ambulatoriale e non nel loro ambiente domestico.

Una scarsa educazione comporta una frequenza più elevata di errore…e si sa, con la glicemia non si può scherzare.

Sono molte le persone che non seguono una dieta alimentare equilibrata e utilizzano l’insulina in dosi più elevate per avere la possibilità di mangiare più zuccheri. La soluzione? Affidarsi a personale qualificato e seguire un percorso educativo che prevenga complicanze date dalla cattiva gestione.


Illustrazione di @eddanko


Prima però facciamo chiarezza sul diabete.


Il diabete mellito è una malattia molto complessa in quanto si manifesta con svariati aspetti clinici. Le patologie di cui stiamo parlando sono molto diverse tra loro nell’origine, ma sono accomunate dal fatto che la glicemia (livello di glucosio) a livello sanguigno è alta. Da notare che il diabete non è in genere solo un problema di glicemia alta ma anche di alterazioni del metabolismo dei lipidi (trigliceridi e colesterolo HDL) e del sistema di controllo della pressione arteriosa, di una condizione cronica di lieve infiammazione, di stress ossidativo, di disfunzione dell’endotelio (ovvero il tessuto di rivestimento dei vasi sanguigni) e di molto altro. Ritenerlo solo come un problema di glicemia è riduttivo, profondamente sbagliato e rischioso.


La complessità del diabete è ben testimoniata dal numero di organi coinvolti nell’origine del problema e/o potenzialmente interessati da complicanze, dai moltissimi esami di laboratorio e strumentali che sono necessari per il suo monitoraggio, dal gran numero di farmaci che possono essere usati per il controllo della iperglicemia, dal numero di professionisti che partecipano alla cura. Sono poche le malattie che richiedono una così intensa partecipazione alla cura da parte del paziente. In Italia oltre 4 milioni di persone hanno il diabete e lo sanno. Un altro milione di persone ha la malattia (nella maggioranza dei casi diabete di tipo 2) senza saperlo. E quindi non si sta curando. L’infermiere interviene in modo attivo alla presa in carico, gestione ed educazione del paziente ad affrontare una vita con il diabete.




Quanti tipi di diabete esistono?

Diabete di Tipo 1

Il pancreas (che ha il compito di produrre diversi ormoni ed enzimi digestivi) non produce insulina (che aiuta a regolare il metabolismo degli zuccheri nel sangue). Generalmente insorge in età giovanile (<25 anni ca) ed è una malattia autoimmune, per cui il sistema immunitario distrugge le cellule adibite alla produzione d’insulina (cellule ß del pancreas). E’ una condizione irreversibile per cui la persona affetta da Diabete di Tipo 1 dovrà assumere l’insulina necessaria dall’esterno.

Diabete di Tipo 2

In questo caso il pancreas non produce una quantità sufficiente di insulina, oppure l’insulina prodotta non agisce in modo corretto, il nostro organismo non è in grado di utilizzarla (insulino-resistenza). In genere si manifesta dopo i 30-40 anni, soprattutto in presenza di alcuni fattori di rischio tra cui: il sovrappeso e la carenza di esercizio fisico primi fra tutti, a cui seguono l’ereditarietà e l’appartenenza ad una specifica razza.

Diabete Gestazionale

E' una condizione temporanea, che si verifica generalmente durante la seconda metà della gravidanza, quando l’insulina della donna è meno efficace. Tende a risolversi subito dopo il parto, anche se le donne affette da diabete gestazionale sviluppano una più alta probabilità di diventare diabetiche negli anni successivi al parto, in particolare in presenza dei fattori di rischio.


Altre forme più rare di diabete:

LADA

Alcune diagnosi di diabete inizialmente definite come diabete Tipo 2 sono in realtà forme di diabete autoimmune a lenta evoluzione verso l’insulino-dipendenza, definito diabete LADA (acronimo dall’inglese: Latent Autoimmune Diabetes in Adults).

Secondo alcuni studi sembra che il LADA rappresenti in realtà il diabete Tipo 1 dell’adulto (denominato da alcuni diabete Tipo 1.5 a sottolinearne la posizione intermedia).

MODY

MODY è un acronimo che sta per “Maturity Onset Diabetes of the Young” e si identifica come una forma rara di diabete (1-2%), non autoimmune, caratterizzata da una iperglicemia familiare con un’eredità autosomica dominante.


Fonti: https://www.epicentro.iss.it/diabete/

http://www.siditalia.it/




Interventi terapeutici ed educativi


Si ribadisce, infine, che nella cura del diabete l’educazione terapeutica gioca un ruolo particolarmente importante. In. Primo piano occorre seguire un corretto stile di vita, il più delle volte caratterizzato da una condotta alimentare scorretta, sia per la quantità e qualità degli alimenti, sia per il difetto di attività fisica. Sul piano dietetico, sarà importante adeguare l’apporto di calorie al consumo energetico, ridurre sostanzialmente zuccheri semplici e grassi, introdurre una quantità adeguata di carboidrati complessi (pane, pasta, legumi) e di fibre (preferire gli alimenti integrali), ridurre l’assunzione di alcolici a non più di un bicchiere di vino al giorno, abbondare in verdura e pesce. Fra gli obiettivi di una corretta alimentazione c’è, in primo luogo, una riduzione del peso corporeo, solitamente in eccesso.

Nelle modificazioni dello stile di vita un posto fondamentale spetta alla introduzione, nel modello di vita individuale, di una quota di esercizio fisico. La raccomandazione è quella di eseguire un’attività fisica aerobica di intensità moderata come, per esempio, camminare a passo svelto, per almeno 30 minuti al giorno, per 5 giorni la settimana. In assenza di controindicazioni, viene anche incoraggiata l’esecuzione di esercizi di resistenza per tre volte la settimana.

I cambiamenti dello stile di vita fanno parte di un programma di educazione terapeutica che dovrebbe costituire la base di ogni trattamento dei pazienti.

Studi clinici come il Diabetes Prevention Program o Dpp hanno chiaramente dimostrato che semplicemente adottando i suggerimenti sullo stile di vita sopra descritte è possibile ridurre di quasi il 60% la comparsa di diabete in soggetti affetti da intolleranza al glucosio che, come abbiamo detto, è una forma di pre-diabete.


Fonti: https://www.diabete.net/

http://www.diabetegiovani.com/


Approccio educativo professionale individuale


Uno tra i molti servizi che offriamo è un percorso educativo sia individuale che di gruppo, su diverse tematiche e con diversi obiettivi:

  1. Educare all’autocontrollo della glicemia conoscendo gli strumenti e le modalità correte per una giusta misurazione.

  2. Educare alla terapia iniettiva sottocutanea di insulina, facendo riferimento alle ultime linee guida disponibili.

  3. Educare alla prevenzione e alla gestione delle complicanze.

  4. Educare e gestire il piede diabetico e ad una ispezione accurata della pelle, asciugando in maniera idonea tutti gli spazi dopo ogni lavaggio.

  5. Educare ad uno stile di vita sano e un’alimentazione equilibrata, servendosi di menù “ad personam” seguendo i gusti del paziente.


Scegli di conoscere, di conoscerti.


Buona Pasqua a tutti voi e alle vostre famiglie!

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