Iniezioni intramuscolari: perché deve farle un professionista?

Aggiornato il: 21 mar 2020


Nell’ideale comune è forse la procedura che più si attribuisce alla figura infermieristica. Eppure quante persone, nonostante la mancata conoscenza teorica sulle eventuali complicanze di una “puntura”, hanno improvvisato questa manovra? Si tratta di una manovra semplice, banale e senza rischi?

Sicuramente l’infermiere non è solo la figura che esegue iniezioni intramuscolari, ma ha conoscenze teorico-pratico finalizzate alla prevenzione delle complicanze legate ad una procedura poco attenta.

Le iniezioni intramuscolari sono metodi di somministrazione di alcuni farmaci direttamente nel tessuto muscolare, attraverso una siringa e un ago. Questo può avvenire quando non vi è possibilità di somministrazione di farmaci per via orale oppure quando ci sia la necessità di un assorbimento più mirato.


Le complicanze che possono accadere dopo aver eseguito un’iniezione sono:


  • Formazione di un ascesso nel gluteo, è la complicanza più frequente, consiste in una tumefazione calda e dolente sotto il foro dell'iniezione, è necessaria una terapia medica, ma a volte anche chirurgica. Gli ascessi possono fistolizzare e la lesione può diventare grave;

  • Fascite necrotizzante, una situazione grave, porta ad un danno mutilante che può portare anche al decesso;

  • Danno nervoso;

  • Ematoma;

  • Reazione allergica, si deve risolvere rapidamente chiamando il 118 o somministrando adrenalina e cortisonici: è la causa più frequente che può portare al decesso.

Preparazione di un'iniezione intramuscolare

Sedi di iniezione

  • Muscolo deltoide: le iniezioni devono essere praticate nel medio muscolo deltoide e nella parte più compatta del muscolo. Date le ridotte dimensioni del muscolo, il volume e il numero delle somministrazioni devono essere limitati.

  • Sede dorsogluteale: è la sede più utilizzata e preferita dai pazienti, ma allo stesso tempo anche la meno raccomandata considerando la presenza di grossi nervi, vasi sanguigni e tessuto adiposo. Il paziente dovrebbe assumere una posizione comoda per rilassare al massimo la muscolatura. E’ necessario che il professionista che esegue la procedura faccia particolarmente attenzione al punto di iniezione. Iniettabile 4 ml di farmaco.

  • Sede rettofemorale: è la sede più dolorosa, solitamente usata per l’auto somministrazione. Localizzata a metà tra la cresta iliaca superiore e la rotula, nel medio anteriore della coscia. Iniettabile 5 ml di farmaco.

  • Sede vastolaterale: localizzata tra il grande trocantere del femore e il condilo femorale laterale del ginocchio, nel terzo medio della coscia. In questa sede non sono presenti grandi vasi o complessi nervosi. Iniettabile 5 ml di farmaco.

  • Sede ventrogluteale: è considerata la sede di elezione delle iniezioni intramuscolo, poiché è libera da nervi penetranti e vasi sanguigni. Si può localizzare ponendo una mano opposta sul trocantere del paziente (cioè mano sinistra su trocantere destro e viceversa), l'indice sulla spina iliaca anteriore e il medio divaricato verso la cresta iliaca, ma al di sotto di essa. L'area triangolare delimitata dalle due dita risulterà il punto esatto. Iniettabile da 2 a 5 ml di farmaco.


Manovra di Lesser: si o no?

Prima regola che viene ancora insegnata in molte realtà universitarie: appena inserito l’ago nel muscolo e prima di iniettare il farmaco, provare ad aspirare per verificare se abbiamo sfortunatamente toccato un vaso sanguigno. Se fuoriesce del sangue, è necessario buttare via ago e siringa e ricominciare da capo.

Considerando poi che, per eseguirla correttamente, si dovrebbe aspirare per almeno 10 secondi, si riduce ancora di più la sua utilità (la survey di Thomas, 2015 riporta che solo il 3% degli infermieri esegue la manovra secondo il tempo raccomandato).

Molti studi hanno evidenziato quanto poi non sia indicativa questa manovra, per avere la certezza di non aver toccato un vaso sanguigno, a meno che non si esegua l’iniezione in sede dorsogluteale, dove presenta un’accuratezza leggermente più alta. L’ abbandono della pratica dell'aspirazione durante le iniezioni intramuscolari è stata raccomandata dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) nel 2004, più di un decennio fa, raccomandazione supportata dagli studi degli US Centers for Disease Control and Prevention (CDC) (Hamborsky et al, 2015).

E ancora: si è notato come la tecnica rapida senza aspirazione routinaria nella terapia vaccinale sia meno dolorosa, riduca il tempo della procedura e aumenti la compliance del paziente/genitore rispetto alla terapia vaccinale.

In conclusione, molti studiosi raccomandano di non effettuare la manovra di aspirazione qualora si pratichi una vaccinazione pediatrica poiché non necessaria. Non esisterebbero motivazioni cliniche a supporto della manovra nemmeno qualora si utilizzino le regioni anatomiche del deltoide, del muscolo ventrogluteale o del muscolo vasto laterale, anche in situazioni diverse da quella vaccinale.

Meno trattata è invece la “manovra a Z”, di maggiore rilevanza rispetto alla prima. Essa consiste nel tirare di qualche centimetro la cute e il tessuto sottocutaneo da un lato rispetto al punto di inserzione. La mano dominante invece introduce l'ago tenendolo a 90° rispetto la cute. Una volta terminata la somministrazione del farmaco, si estrae l'ago velocemente rilasciando il tessuto e si esercita una piccola pressione. A che scopo? Il percorso che effettua il farmaco durante l’iniezione secondo queste modalità non è rettilineo, e grazie a questo non avrà possibilità di risalire nei tessuti del sottocute. Il movimento deciso invece permette di ridurre sensibilmente il dolore.


Tratto da https://www.nurse24.it/studenti/procedure/intramuscolo-come-si-fa-iniezione.html

Tratto da http://www.evidencebasednursing.it/nuovo/Pubblicazioni/revisioni/Rev_Pesaro/ASPIRARE%20O%20NON%20ASPIRARE%20DURANTE%20LESECUZIONE%20DELLINIEZIONE%20INTRAMUSCOLARE.pdf


E l’ago lo cambio?


Per quanto riguarda l’uso della siringa, deve essere la più piccola possibile, ma deve ovviamente contenere tutto il volume di farmaco da iniettare.

L'ago utilizzato per la preparazione del farmaco va sostituito prima di pungere la cute e deve essere inoltre di piccolo calibro, per ridurre la possibilità che microparticelle estranee e quelle residue al suo interno possano essere aspirate insieme al farmaco. Soprattutto nel caso in cui si debba diluire un farmaco forando l’estremità gommosa di una boccetta, è necessaria la sostituzione dell’ago utilizzato perché la punta risulterebbe smussata e indurrebbe più dolore durante la procedura.

La lunghezza dell'ago, invece, non è molto rilevante poichè i recettori del dolore sono tutti concentrati sulla cute, quindi una volta perforata con la punta, la restante lunghezza non influisce sulla percezione del dolore. Deve essere invece appropriata per assicurare che il farmaco si depositi nel tessuto muscolare. La durata ideale dell’iniezione intramuscolare, per facilitare l’assorbimento e per ridurre il dolore, deve essere di 10 secondi per 1 ml di farmaco.


Siamo sempre sicuri di trasmettere basi teoriche fondate su evidenze scientifiche? Ai professori universitari chiediamo un’attenta riflessione.


Tratto da: http://www.evidencebasednursing.it/nuovo/Pubblicazioni/revisioni/Rev_Pesaro/ASPIRARE%20O%20NON%20ASPIRARE%20DURANTE%20LESECUZIONE%20DELLINIEZIONE%20INTRAMUSCOLARE.pdf

Tratto da: https://www.nursetimes.org/manovra-di-lesser-perche-gli-infermieri-continuano-ad-aspirare-durante-le-procedure-iniettive/59646


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