L’accesso intraosseo: un confronto per saperne di più




Nella quotidianità dell’emergenza ci troviamo spesso a reperire un accesso venoso per la somministrazione di farmaci e liquidi, ma quante volte si rivela un’azione complicata da eseguire? Meglio aspettare e riprovare più volte, o agire diversamente? L’accesso intraosseo, un’alternativa precoce, permette di infondere farmaci, liquidi, derivati del sangue, mezzi di contrasto ed eventualmente effettuare un prelievo di sangue midollare.


Indicazioni al posizionamento:

  • Due tentativi di reperimento accesso venoso che non sono andati a buon fine;

  • Dopo 90 secondi in un paziente che presenta i seguenti sintomi:

  1. GCS < 9;

  2. Arresto cardiocircolatorio;

  3.  Insufficienza respiratoria grave;

  4. Shock;

  5. Stato di male epilettico;

  6. Intossicazione che richiede l’immediata somministrazione di farmaco antagonista.

Negli scenari di arresto cardiaco o in fase di pre-arresto le linee guida più recenti raccomandano di praticare il massaggio cardiaco e la defibrillazione precocemente, le fase successiva è il reperimento di un accesso per la somministrazione di farmaci secondo gli algoritmi di riferimento. Di conseguenza il suo impiego maggiormente riconosciuto è proprio nella rianimazione cardiopolmonare, sia nell’adulto che nel paziente pediatrico, ma anche nello shock pediatrico e l’ipovolemia causata da un evento traumatico.

Le controindicazioni all’utilizzo di questa procedura sono:

  • frattura ossea nella sede dell'eventuale accesso IO;

  • interventi chirurgici noti nel sito di inserzione dell'ago intraosseo;

  • ustioni severe o infezioni nel sito di inserzione;

  • presenza di protesi in prossimità del sito di eventuale inserzione;

  • osteoporosi (nota) o anomalie ossee;

  • difficoltà nell’individuare i punti di repere.


Anatomia Le caratteristiche anatomiche dell’osso rendono l’accesso intraosseo la via venosa ideale per iniziare il trattamento in emergenza. Ricordiamo infatti che il midollo osseo è altamente vascolarizzato ed è connesso al sistema vascolare centrale attraverso numerosi canali venosi midollari. Grazie alla presenza di una fitta trabecolatura che lo circonda, il midollo risulta essere una vena “incollassabile” anche in situazioni di shock e grave ipovolemia. La presenza delle trabecole determina però un’importante resistenza al flusso che va dal midollo alla circolazione sistemica, motivo per il quale l’inizio dell’infusione deve essere preceduta da un flush di circa 10 ml per rompere la resistenza delle trabecole ossee; senza il flush iniziale il flusso infusionale rimane molto basso. Inoltre, per lo stesso motivo, si rende necessario l’uso di sacche a pressione per somministrazione di grandi volumi di liquidi e farmaci.

Quali dispositivi sono attualmente disponibili? Dispositivi ad inserimento manuale: L’ago viene inserito attraverso una pressione esercitata manualmente dall’operatore. Si tratta di dispositivi ideati per il paziente pediatrico (data la minor consistenza del tessuto osseo). Il Fast1, tra i più utilizzati, permette l’infusione intraossea in sede sternale, richiedendo però una cospicua forza da parte dell’operatore. Dispositivi ad inserimento meccanico: