Le ulcere venose degli arti inferiori: trattamento con bendaggio elastocompressivo.

Aggiornato il: 21 mar 2020

Le ulcere di tipo venoso sono tra le cause più frequenti di lesioni croniche nella popolazione europea. Insorgono generalmente in sede mediale dell’arto inferiore e nella zona malleolare. La cute si presenta iperpigmentata per l’accumulo di emosiderina, con zone di atrofia bianca e lipodermatosclerosi. Il fondo della lesione può presentarsi fibrinoso o granuleggiante, con bordi poco rilevanti o piatti, normalmente a forma irregolare. Di solito non è presente una particolare sintomatologia dolorosa o comunque, se presente, si allevia con il posizionamento dell’arto in scarico. I polsi periferici sono presenti.

L’insufficienza venosa cronica è la causante fisiopatologica più importante nei pazienti con ulcere croniche agli arti inferiori, che rappresentano circa il 70% di tutti i casi.

Il cardine della cura delle ulcere venose è rappresentato dal bendaggio elastocompressivo, una particolare terapia compressiva, infatti numerosi studi randomizzati controllati hanno fornito dati scientifici sulla sua efficacia, in quanto sia in grado di migliorare:

  • il ritorno venoso, generando una riduzione della filtrazione del fluido nel tessuto;

  • il drenaggio linfatico;

  • il rilascio di mediatori anti-infiammatori vasoattivi da parte delle cellule endoteliali;

  • il decongestionamento periferico;

  • i benefici nella prevenzione delle recidive;

  • gli effetti della pompa muscolare.

Per ottenere questi risultati è necessario confezionare il bendaggio mediante una corretta scelta di materiale e con le giuste modalità, ecco perché diventa di fondamentale importanza l’esperienza del professionista in questo ambito. Un bendaggio mal confezionato può essere causa di danni che comportano un rallentamento nella guarigione della ferita con peggioramento della qualità di vita dell’assistito.

Durante ogni cambio della fasciatura, la gamba deve essere attentamente ispezionata per notare possibili segni di pressione, lesioni cutanee e gonfiore atipico che possono essere causate da costrizioni locali. Nella fase di decongestione, la riduzione dell’edema deve essere SEMPRE documentata quantitativamente mediante misurazioni regolari della circonferenza attorno alla caviglia ed al polpaccio. Il dolore è sempre un segnale di allarme che ci deve indurre ad indagarne la causa.

I bendaggi possibili sono i seguenti:

  • Bende anelastiche o a ridotta estensibilità (estensibili sino al 40% del valore) esercita una compressione di circa 8-12 mm Hg.

  • Bende a media elasticità (estensibili fra il 70-140% del valore basale). La compressione in tensione è di circa 18 mm Hg e vanno rimosse la sera.

  • Bende a lunga elasticità (estensibili più del 140%). Sono usate per il mantenimento dopo la riduzione dell’edema, su arti distrofici dove le calze sono controindicate. La pressione esercitata è molto alta: 38-42 mmHg di conseguenza il bendaggio confezionato con questa benda è sempre mobile e va rimosso alla sera.


Le principali controindicazioni alla terapia compressiva sono le seguenti:

  • Scompenso cardiaco

  • Arteriopatia cronica

  • Paziente non autosufficiente in concomitanza di gravi patologie

  • Malattie dermatologiche che controindicano una terapia occlusiva

  • Controindicazioni relative all’elastocompressione.

Di fondamentale importanza è il primo strato del bendaggio, solitamente creato con cotone di Germania e similari, ideale per proteggere la pelle.

Il secondo strato viene creato mediante le bende sopra citate: deve essere mobile quando vi è necessità di medicare frequentemente (ad esempio nelle ferite infette), fisso quando le caratteristiche della lesione consentono medicazioni meno frequenti. La modalità di bendaggio utilizzata può essere a spirale o a “8” (spina di pesce). Maggiore è la sovrapposizione delle bende, maggiore è la compressione, mentre il piede deve essere posizionato “a martello” (flessione dorsale) per evitare che si creino pieghe sulla caviglia.

Il bendaggio elastico dell’arto deve essere applicato con compressione graduale e decrescente dalla caviglia al ginocchio. Si mantiene così la stessa tensione della benda per la legge di Laplace (la pressione è direttamente proporzionale alla tensione della benda e inversamente proporzionale al raggio della gamba). Per questo motivo, il primo strato serve per regolarizzare il raggio dell’arto “cilindrico” o viceversa a “fiasco”.

E’ sempre consigliabile rivolgersi ad un professionista esperto in questo ambito e consultare le pubblicazioni delle Società Scientifiche autorizzate.

Tratto da:

http://www.espertidivulnologia.it/2015/01/16/elastocompressione/

http://www.espertidivulnologia.it/2018/01/11/terapia-compressiva-in-pazienti-con-ulcere-venose-agli-arti-inferiori/

http://www.riparazionetessutale.it/ulcere_arti_inferiori/ulcere_venose.html

http://www.aiuc.it/clients/www.aiuc.it/public/files/posizionamento_bendaggi.pdf

Immagini tratte da:

https://www.emiliozzi.it/prodotto/benda-a-corta-elasticita


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